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Nel
1974 Ezio Anesi è diventato il direttore dell’Azienda di
Promozione Turistica di Canazei, dove già lavoravano Tarcisio Davarda
e Maria Assunta Merli. Erano loro che si occupavano dell’organizzazione
delle manifestazioni, laddove non esisteva ancora un comitato con questo
incarico e i volontari del paese davano una mano nell’organizzazione
delle iniziative turistiche. L’anno dopo è nata una festa
del folclore animata dal gruppo folcloristico di Alba guidato da Guido
Iori. Venivano in valle alcuni contadini di Siusi che si portavano appresso
i loro aiutanti per fare la sfilata. Da allora si fece strada l’idea
di organizzare una festa più grande. Croce Bianca, Vigili del Fuoco
e Alpini si misero a disposizione, con la voglia di darsi da fare per
raccogliere un po’ di soldi. Fernando Riz, responsabile della Croce
Bianca col suo braccio destro Silvano Planchensteiner del Pech, Ezio Anesi
e Armin Detone sono stati i primi ad elaborare il progetto di una festa
estiva e per la sua realizzazione hanno chiamato Ermanno Dantone per gli
alpini e Mario Micheluzzi comandante dei Vigili del Fuoco.
Il primo tendone allestito misurava quaranta metri per venti, ma proprio
la ricerca di un tendone era il primo problema da risolvere. Lo trovarono
a prestito da Heinz Leiner di Varna, il solo che ne avesse a disposizione
a quei tempi, e che lo diede in affitto a Canazei per alcuni anni di seguito.
La Festa da d’Istà e relativo tendone appena nati, riscossero
subito grande successo, soprattutto per la musica che vi si suonava. Si
può affermare che i Tiroler Nachtsschwärmer, con le loro trombe,
trombette e tromboni hanno fatto la storia della festa poiché vi
sono stati ospitati per sei anni.
Gli amanti del tendone dei nostri giorni hanno l’età che
avevano gli organizzatori vinticinque anni fa. La musica che va ora per
la maggiore è una miscellanea di revival in chiave moderna che
incontra il gusto delle giovani generazioni. L’età media
di chi frequenta il tendone si è abbassata nel corso degli anni,
perché ora anche i più giovani, quelli non ancora maggiorenni,
hanno possibilità economiche che i loro coetanei, cinque lustri
prima, non si sognavano neppure.
La musica che ha fatto la fortuna del tendone, di selezionata qualità,
è oggi un punto di riferimento imprescindibile per chi è
alla ricerca delle melodie giuste per organizzare feste di successo.
Che sia la musica il cuore del tendone, gli organizzatori della Festa
da d’Istà lo avevano intuito già all’inizio
e si sono sempre dati da fare per invitare a Canazei i migliori gruppi
folk austriaci. Chi è venuto a suonare a Canazei ha fatto il giro
di tutte le valli limitrofe. Solo raramente la festa non è riuscita.
Quando per esempio è stato chiamato Franz Michelic, nel 1985, è
stato registrato un piccolo flop, come dice Tarcisio Davarda. Era senz’altro
un suonatore d’eccellenza, ma le canzoni slovene non si adattano
al particolare spirito chiassoso e movimentato del tendone. L’Oberkrainer
è una musica d’ascolto, comunque diversa da quella a cui
si era abituati in certi luoghi.
La
diciassettesima edizione, quella del 1996 è stata l’unica
a doversi privare della sfilata dei gruppi folcloristici lungo le strade
del paese. Tutte le altre volte, anche se il tempo al mattino non prometteva
nulla di buono, nel pomeriggio volgeva sempre al bello. Qualcuno osa dire
che quando i fassani sfoggiano i loro bei costumi, gli angeli sopra di
loro ridono. Ma per tornare al fatidico anno diciassette, pioveva così
forte che tutti i gruppi che dovevano sfilare sono stati stipati sotto
il tendone, creando una confusione e una calca totali. Bisogna cercare
di immaginarsi le circa 600, 700 persone che dovevano sfilare, tutte a
ripararsi sotto l’unico tetto condiviso dal pubblico presente. C’era
già la struttura più ampia, ottantacinque metri per venti
di larghezza che poteva contenere 800 persone a sedere. Ma quella volta
dovevano essere circa tremila. I gruppi locali sono stati pregati di tornare
a casa perché non c’era davvero posto per loro, mentre quelli
che venivano da lontano hanno trovato un riparo precario. Anche il raduno
dei gruppi previsto presso l’hotel Faloria era stato annullato.
Organizzare una festa di tali dimensioni non è semplice. Finita
una edizione, in autunno già si pensa a sottoscrivere i contratti
con i gruppi musicali per l’anno seguente. I complessi più
famosi sono molto richiesti e cominciano presto a fissare i loro appuntamenti.
Se si arriva in ritardo, si rischia di non poterseli accaparrare. Si può
dedurre quindi che ci vuole un anno di tempo per organizzare la Festa
da d’Istà. Anche tutto l’apparato burocratico, nascosto
dietro le quinte che nessuno vede, è una parte importante da sbrigare.
Si comincia dalla polizia amministrativa con le richieste di permesso
per ballare, per passare alle autorizzazioni per gli allacciamenti idrici
e elettrici, per finire con tutta una serie di licenze da richiedere e
verificare.
Tra gennaio e febbraio si contattano i gruppi folcloristici, anche se
l’invito si rinnova di anno in anno subito dopo la festa con un
“Ci vediamo l’anno prossimo.” Una volta è stato
invitato un gruppo di Cles, l’anno in cui più forte era la
rivendicazione di un’identità ladina da parte della popolazione
nonesa. Un’altra novità è stata un gruppo dell’Engadina,
un’altra ancora uno di Udine. Sono annoverate come eccezioni alla
regola che voleva presenti alla sfilata unicamente gruppi ladini delle
Dolomiti. Tra questi però si distingue il sempre presente gruppo
di “Mezzano” di Primiero. Nonostante non si possano definire
ladini dolomitici, questo è un gruppo storico della sfilata estiva.
Era un vero piacere vedere sfilare il padre dell’attuale presidente,
una persona di grande spirito. Amabile ed affabile, interessante nel suo
costume tradizionale, è sempre stato invitato, e quando lui è
scomparso, il gruppo di Primiero ha mantenuto il suo posto nel corteo
ladino. Doveva comunque esserci, nei gruppi folcloristici, un legame linguistico
o storico con la realtà ladina. Perciò è diventata
la festa del folclore ladino per antonomasia. I ladini delle valli di
Gardena e Badia hanno sempre affermato di prendere parte volentieri alla
sfilata fassana nei loro costumi tipici, perché in Val di Fassa
più che altrove riescono ad esprimere al meglio la loro identità
attraverso il costume e sentono che questa viene recepita e apprezzata.
Anche il gruppo cortinese è stato invitato più volte. Ma
in occasione di una Gran Festa, doveva essere il 1997, quando per gli
ampezzani era giunto il momento di salire sul palco, il loro presidente
ha esordito con un discorso sulla guerra tra le valli di Cortina d’Ampezzo,
la Val del Biois e Livinallongo. Non era certo l’argomento più
adatto per l’occasione, o l’occasione per trattare un sì
delicato argomento, se così si vuole. Fatto sta che dopo quell’infelice
intervento il gruppo di Cortina non si è più presentato.
C’è invece il gruppo folcloristico di Rocca Pietore, nonostante
le beghe scoppiate tra questo e il comune di Canazei per l’assegnazione
dei confini della Marmolada. Ogni anno ci sono anche i rappresentanti
della Val Biois, di Falcade e Caviola. Forse non tutti sanno che vecchie
carte e libri documentano le antiche radici ladine perdute di questo popolo
che la storia ha portato a vivere vicende politiche e amministrative lontane
da quelle ladine.

Fare la Festa da d’Istà significa anche sperimentare. Come
quella volta che per proporre qualcosa di nuovo, a metà serata
della domenica si è spenta la musica per far posto ad un gruppo
folcloristico. Si trattava di uno spettacolo del gruppo folk di Alba e
di Campitello. Anche se l’idea era positiva, l’esperimento
non è riuscito perché ha spezzato il ritmo della festa e
il complesso ha dovuto faticare non poco per ricostruire l’atmosfera
festosa. Nel 1999 girava a Pozza di Fassa una banda del carnevale di Zurigo
che a vederla sembrava composta da quardie svizzere. Erano simpatici e
divertenti e sono stati invitati al tendone per improvvisare un piccolo
spettacolo. Erano così divertenti che n’è valsa la
pena.
Anche con i complessi stessi sono stati fatti esperimenti che, tutto sommato,
sono sempre riusciti. “Ma anni fa era più facile trovare
la vera musica folk. Ora i gruppi preferiscono eseguire pezzi moderni,
revival, un tipo di folk elaborato in maniera nuova. Che proponeva anni
fa la musica folk più pura, ha fatto fortuna e ora vive una fase
evolutiva, fino a quando si stancheranno di battere le strade del rock
e torneranno probabilmente alla musica degli esordi”.
Un piccolo errore è stato commesso il venerdì del ’93
col Triglav Quintett, cinque sloveni forse troppo giovani. Nel 2001 invece
si sono presentati gli Alpenrock che suonavano soltanto in playback e
in chiave troppo moderna. L’anno dopo l’agenzia ci aveva inviato
i Sonnwend Showband come uno dei migliori complessi, ma non si è
rivelato all’altezza. Il pubblico però li ha apprezzati ugualmente
perché il batterista era l’ex dei mitici Schürzenjäger.
Queste notizie sono state ricavate dalle note che Tarcisio Davarda, responsabile
della parte musicale, ha sempre conservato nel suo computer. A fianco
dei complessi, divisi per annata, ci aggiunge semplicemente un No oppure
un OK ed è facile sapere cosa si può ripetere e cosa invece
va evitato nel futuro.
La festa ha sollevato anche qualche polemica. All’inizio la gente
del paese si lamentava del rumore, del traffico che bloccava le strade,
della musica ad alto volume fino a notte fonda e di chi girovagava per
le vie del paese dopo aver alzato troppo il gomito. Ma il tempo aggiusta
tutto e anche gli irriducibili si sono ammorbiditi. Anche se non ne condividono
la gioia e l’entusiamo, chiudono un occhio per quattro sere l’anno.
La data della Gran Festa da d’Istà non è stata scelta
a caso. Cade l’ultima settimana d’agosto o la prima di settembre
perché è stata pensata per i fassani che alla fine della
stagione lavorativa hanno più tempo per divertirsi e soldi da spendere
in cibo, buona birra e golose “fortaes”. Anche i volontari
che animano il tendone hanno più tempo a disposizione a fine stagione
che non, per esempio, a ferragosto e tanto meno prima, nel cuore della
stagione turistica. Questo momento rappresenta un trait d’union
tra la stagione che scema e l’ultimo sforzo di settembre. Sono i
fassani che riempiono il tendone, anche se questo attira molti turisti,
anzi, c’è chi telefona per sapere esattamente la data della
festa per prenotare le ferie di conseguenza. Perché no? Perché
non coniugare belle montagne, bei luoghi dove trascorrere giornate indimenticabili
e per contorno una grande festa all’insegna della tradizione? Chi
può rifiutare l’invito a venirci a trovare l’ultima
domenica di agosto o la prima di settembre?
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