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ZELT

Il primo tendone allestito misurava quaranta metri per venti. La Festa da d’Istà e relativo tendone appena nati, riscossero subito grande successo, soprattutto per la musica che vi si suonava. Si può affermare che i Tiroler Nachtsschwärmer, con le loro trombe, trombette e tromboni hanno fatto la storia della festa poiché vi sono stati ospitati per sei anni.
Gli amanti del tendone dei nostri giorni hanno l’età che avevano gli organizzatori vinticinque anni fa. La musica che va ora per la maggiore è una miscellanea di revival in chiave moderna che incontra il gusto delle giovani generazioni. L’età media di chi frequenta il tendone si è abbassata nel corso degli anni, perché ora anche i più giovani, quelli non ancora maggiorenni, hanno possibilità economiche che i loro coetanei, cinque lustri prima, non si sognavano neppure.

Che sia la musica il cuore del tendone, gli organizzatori della Festa da d’Istà lo avevano intuito già all’inizio e si sono sempre dati da fare per invitare a Canazei i migliori gruppi folk austriaci.
La musica che ha fatto la fortuna del tendone, di selezionata qualità, è oggi un punto di riferimento imprescindibile per chi è alla ricerca delle melodie giuste per organizzare feste di successo.

Sonntag 7 September 2008 16.00 Uhr - Vorfuhrung der gruppen im zelt

1. Corpo Musicale di Cortina d’Ampezzo
2. Gruppo Folk “Balarins de Buje” – ladini del Friuli
3. Suonatori di Corno Alpino
4. Gruppo Ballo Val Gardena - Ortisei
5. Schuhplattler Campitello di Fassa

Menü "Gran Festa da d'Istà"

Bier 0,40
1 Liter Bier
Bier 0,20
0,30 Bier Weizen
Alkoholfreies Bier
Säfte
Fruchtsäfte
1/2L Mineralwasser
Glas Wein
Bacardi Breezer
Schnaps
Strauben und Äpfelküchel
Brathendl
1/2 Brathendl
Pommes frittes
Brot mit gebratenem Spanferkel
Brot mit Kotelett
Bauernschmaus: Plenten, Käse, Kraut und Wurst oder Kotelett oder gebratenem oder Spanferkel oder Schweinskarré
Plenten mit Goulasch
Plenten mit Schweinshaxe (nur Sonntag)


La nota dolce delle “fortaes”

La Gran Festa da d’Istà profuma di dolce, di zucchero e marmellata. Ci pensa il gruppo delle “fortaes”, il tipico dolce fritto, a dare quella nota ghiotta che tutti aspettano con ansia, grandi e piccoli.
Nei primi due dei quattro giorni di festa, l’olio sfrigola bello caldo dalle sette di sera fino all’una di notte. La domenica invece, ultimo giorno della Gran Festa, si accendono i fuochi già a partire dalle dieci di mattina. “In tre ore se ne possono friggere anche un migliaio, ma è difficile tenere il conto. Mettiamo da parte i sacchi della farina per fare il conto dei consumi. Ebbene, ne usiamo cinquanta-sessanta chili al giorno i primi due giorno e fino a 130 chili la domenica!”.

La tradizione delle “fortaes” e delle “sones”, le frittelle di mele, ha preso piede lentamente a furia di tentativi e di assaggi da parte delle nostre cinque pioniere fino a quando hanno raggiunto la perfezione della ricetta che vuole una pastella non troppo liquida, ma neanche troppo densa. Guai a risparmiare gli ingredienti, che devono essere di buona qualità, abbondanti e sempre freschissimi.
Ci vuole farina, latte, uova e zucchero, poco di quest’ultimo, dice Maria de Bùfol, altrimenti non friggono uniformemente. Una presa di sale, grappa, vanillina e lievito. La pasta deve scivolare dal foro dell’imbuto, ma non troppo velocemente. Ciò significherebbe che è troppo liquida e che poi schizza nell’olio caldo rovinando la sua bella forma tipica a spirale. Le “fortaes” che non vengono a regola d’arte non arriveranno mai ai tavoli del tendone, verranno messe da parte per il personale, perché i dolci non devono essere soltanto buoni, anche l’occhio vuole la sua parte. Imbuti ce ne sono di ogni tipo e misura perché ogni cuoca ha un suo metodo per versare la pasta nell’olio. Spesso se lo fanno fare di latta su misura per il loro dito indice che regola l’uscita della pasta e che dopo tre giorni di lavoro si vede spuntare un callo. Un mestolo di pastella è sufficiente per riempire l’imbuto, si toglie il dito e si muove la mano in cerchio sopra la padella, dal centro verso i bordi per fare la spirale. Un soffio di zucchero a velo e un cucchiaio di marmellata di mirtilli completano l’opera, anche se questa leccornia rossa è stata aggiunta alla ricetta originale solo da pochi anni a questa parte, e la “fortaa” è pronta da gustare. Nella stessa pastella vengono tuffate anche le fette di mela per fare le “sones”.
Eugenia non si sbottona di più, e nemmeno le altre cuoche. Questa è la ricetta per fare delle buone “fortaes”, ma loro ci mettono quel qualcosa di più che non vogliono rivelare a nessuno. E’ un segreto che si tramandano da cuoca a cuoca man mano che le nuove entrano a far parte del gruppo originale. Infatti da cinque che erano all’inizio, ora le cuoche pasticcere sono in tutto nove, e sfoggiano una bella divisa. Eugenia è la presidentessa del gruppo e ci dice che ha un sacco di lavoro. Deve preoccuparsi dei rifornimenti, deve pulire e preparare tutto a puntino prima che inizi la festa. E non c’è festa senza “fortaes”.

Fortaes (Da: Maria Teresa Capaldi, Sergio Rossi, La ola e la segosta. Magnères da zacan, Collana a cura di Maria Teresa Capaldi, 1998)

I tipici dolci a forma di chiocciola coronavano la festa del martedì grasso. Si racconta che fosse usanza portarne un assaggio ai pastori che accudivano le bestie all’alpeggio in occasione della festa di San Pietro e Paolo, il 29 giugno. Oggi rappresentano la nota dolce di ogni festa o sagra di paese che si rispetti.

Ingredienti per 6 persone:
300 gr. di farina
3 uova
1 tazza di latte
sale
olio di semi o di oliva
zucchero a velo

Rompete in un catino le uova, unitevi un pizzico di sale e il latte. Versate a pioggia la farina, mescolando con un cucchiaio di legno, fino a formare una pastella morbida.
Fate intanto scaldare in una padella di ferro qualche cucchiaio d’olio. Quando è fumante, versatevi la pastella: fatela colare attraverso il becco di un imbuto, che girerete a spirale in modo da dare alle “fortaes” la caratteristica forma a chiocciola.
Dorate da entrambe le parti i dolcetti fritti e sgocciolateli bene. Serviteli ben caldi, spolverati di zucchero a velo.

Sones da pomes de èlber (Da: Maria Teresa Capaldi, Sergio Rossi, La ola e la segosta. Magnères da zacan, Collana a cura di Maria Teresa Capaldi, 1998)

E’ questo un tipico dolce, che accompagnava eventi lieti quali fidanzamenti, anniversari, il carnevale, sagre e celebrazioni religiose. Venivano servite da sole oppure come accompagnamento della minestra.

Ingredienti per 6 persone:
250 gr. di farina
2 dl. di latte
3 uova
sale
5 mele
zucchero
cannella
olio

Sbattete in un catino le uova con un pizzico di sale, il latte e la farina versata a pioggia, fino ad ottenere una pastella morbida, che lascerete da parte a riposare per un paio d’ore.
Affettate intanto le mele non troppo sottili. Preparate una padella antiaderente con abbondante olio e quando sarà ben caldo, friggetevi le fette di mela, immerse nella pastella a una a una.
Quando sono dorate, scolatele su un piatto e cospargetele di zucchero e, se è di vostro gradimento, di cannella.

aus dem Buch "Fascegn: n viac te la storia" von Claudia Conta und Maura Chiocchetti


Sonntag 7 September 2008 16.00 Uhr - Vorfuhrung der gruppen im zelt

1. Corpo Musicale di Cortina d’Ampezzo
2. Gruppo Folk “Balarins de Buje” – ladini del Friuli
3. Suonatori di Corno Alpino
4. Gruppo Ballo Val Gardena - Ortisei
5. Schuhplattler Campitello di Fassa


 
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